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martedì 11 marzo 2014

Mi reflexión sobre el 11-M

Eran las 7:37 de la mañana del 11 de marzo 2004 cuando tres bombas estallaban en la estación de Atocha. Acababa de producirse el peor atentado terrorista que España recuerde. Un minuto después dos bombas explotaban en la estación del Pozo y otra en la estación de Santa Eugenia. Sólo en la estación del Pozo morirán alrededor de 60 personas.
Segundos más tarde, a las 7:39, cuatro bombas explotan en la Calle de Téllez, 500 metros antes de que el tren donde se produjo este último atentado entrara en la estación de Atocha. 
En definitiva, los atentados del 11-M sacudieron el país con 191 muertos. España sufrió una conmoción sin precedentes.

Una de las explosiones en Atocha desde una cámara de seguridad

El continente europeo ha sido herido más veces por el terrorismo yihadista, y los atentados de la capital española son de hecho el mayor atentado islamista cometido en el continente. 
Ahora, aunque parezca que el mundo occidental haya acabado con el terrorismo islamista, las semillas para que el famoso "choque de civilizaciones" siga creciendo no terminan de ser fertiles. La inestabilidad en muchos países del norte de África, los grupos extremistas que amenazan la paz en el Cuerno de Africa - como demuestra el reciente atentado en el centro comercial Westgate de Nairobi en Kenya - la situación en Darfur y los recientes acontecimientos contra los cristianos en Nigeria. Todos estos hechos no nos deben hacer pensar que la lucha contra el terrorismo se ha acabado con el 11-M o con la muerte de Osama Bin Laden. Quedan pendientes el conflicto en Oriente Medio entre Israel y Palestina, el de Líbano, la guerra civil en Siria, junto a la complicada cuestión de Afghanistan y al asunto nuclear en Irán. 

En el día de la memoria, mientras los andenes de la estación de Atocha siguen vivos, la llama del peligro del terrorismo islamista tiene que seguir igual de viva. El problema de la seguridad internacional, tanto en Europa como en el mundo entero, no puede ser una cuestión secundaria en la agenda política de nuestros gobiernos. Aunque la crisis nos ha hecho olvidar demasiadas prioridades, la amenaza del terrorismo islamista sigue viviendo.

AV

sabato 11 settembre 2010

11/9. Una data per dimenticare!

Ground Zero
Sono passati nove anni da quei tragici attentati, e come ogni anno assistiamo allo stesso spettacolo. A ridosso dell'11/9 cresce infatti l'impegno nel far crescere il livello di allerta e il rischio di attacchi terroristici. Tutti i ministri dell'interno dei paesi occidentali si accapigliano per emettere i consueti bollettini di guerra, avvertendo qua e là che la minaccia del terrorismo è reale e non è ancora terminata. Insomma, il messaggio è sempre lo stesso, forte e chiaro: la guerra al terrore non è finita. Al Qaeda c'è ancora e Bin Laden è sempre il nostro nemico numero uno. E così, quella che dovrebbe essere la giornata della memoria, l’11/9 del “Siamo tutti Americani”, si trasforma nell'ennesima giornata per riaffermare quelle guerre e rilanciare l’attacco. Lo scontro di civiltà. La lotta all’immigrazione clandestina perché esporta il terrorismo qui da noi. La logica amico-nemico. Gli argomenti e i pretesti sono infiniti pur di ribadire quel concetto.

Quest’anno l’attenzione dei media si è invece concentrata sulle follie del “reverendo” Terry Jones, pastore con la pistola che anziché studiare bene le scritture della sua religione (tutte ispirate all'amatevi gli un gli altri) pensa bene di bruciare le scritture altrui, inventandosi il "Burn a Quran Day" e allo stesso tempo tradendo il proprio credo. Fortunatamente una panzana. Una bravata. Una simpatica bravata che ha però distolto, anche quest’anno, l’attenzione sul grande interrogativo. Chi c’è dietro gli attentati dell’11 settembre? Decine di associazioni composte dai familiari delle vittime attendono da tempo risposta sugli infiniti enigmi che ruotano attorno all'11/9. Un’America stranamente vulnerabile che in un solo giorno permette ai simboli dell’economia e al santuario della difesa (il Pentagono) di essere distrutti con uno show che ha incollato tutto il mondo agli schermi. Nessuno si interroga. Nessuno chiede più spiegazioni. I circuiti internazionali mandano a ruota quelle immagini. La catastrofe. La tragedia.

E già! È molto più facile continuare ad impressionare con questo tipo di narrazione che mettere in scena gli infiniti interrogativi che circondano quella data e tutti i suoi vigliacchi complici. Da Bush jr al Mossad. Da Al Quaeda a Robert Gates. Dal petrolio alla sicurezza di Israele.

AV