lunedì 6 settembre 2010

Perchè Fini non mi ha convinto


Dirò brevemente del perché Fini non mi ha convinto. E non lo dirà un vecchio elettore di Rfc, figlio di un militante del PCI ed il cui nonno è stato partigiano. Lo dirà uno che ha votato An, la cui famiglia ha militato nell’Msi e il cui nonno ha vissuto la stagione del fascismo non certo da partigiano.
Mirabello è un passaggio essenziale. Un'ulteriore sterzata liberale da parte del Presidente della Camera. Potrei pure sposare la filosofia di pensiero che sottende il ragionamento fatto ieri da Gianfranco Fini, visto che anch'io sono un liberale. E vi dirò di più. Poiché sono tra quelli che credono che l’assenza in Italia di un partito liberale forte stia alla base di innumerevoli sciagure politiche della nostra penisola, auspico vivamente la nascita nel nostro paese di una nuova forza liberale. Tuttavia, per farlo, non bastano i Granata sulla platea nazionale contro i Nino Strano a livello locale. Così come, non basta parlare di riforma della giustizia facendo riferimento alle proposte di Vietti (patron della legge sul falso in bilancio) e Pecorella (autore dell'incostituzionale legge sull’inappellabilità da parte del pubblico ministero delle sentenze di proscioglimento). Non basta nemmeno fare della propria espulsione dal Pdl il casus belli della rottura. Bisogna avere il coraggio di dire che si esce dalla maggioranza perché non si può sostenere un piduista, corruttore e pluriprocessato come Berlusconi. Cosa accadrebbe se si ritirasse il deferimento ai probiviri dei tre finiani e l’espulsione di Fini dal Pdl? Si voterebbero ancora – come si è fatto per 16 anni – altre leggi vergogna? Non sa Fini che a Berlusconi serve un provvedimento per non farlo processare a inizio 2011 (processo Mills)? Cosa farà? Glielo vota o no? Si limiterà alla formula strappa applausi Dottor Stranamore o combatterà quei provvedimenti (lodo Alfano bis, processo breve e lungo, legittimo impedimento)? Sì è vero Fini ha parlato di noi giovani. Del fatto che bisogna pensare a loro in termini di lavoro, studio e meritocrazia, mentre il Burlone pensava ai giovani in termini di weekend perenne, bella vita e indebitamento pur di apparire strafighi alla miriade di Billionaire sparsi per l’Italia, dal Mà di Catania all’Hollywood di Milano. Ma la privatizzazione dell’acqua e il nucleare - che Fini pare sposare - ci daranno davvero un futuro migliore? Criticare le discutibili amicizie internazionali del Cainano, ovvero Putin e Gheddafi, per poi strizzare l'occhio a Sarkò renderà migliore l'Europa e la nostra politica estera?

Certo, al PD che ha abnegato la sua ragion d’essere sembrerà normale infilarsi nell'ammucchiata posticcia tra Fini, Casini e Rutelli in nome di non si sa bene cosa. Ma il Fini della destra liberale e di Granata che interesse può avere ad allearsi col partito dei Cuffaro, dei Caltagirone, dei voltagabbana alla Rutelli (Radicali-Margherita-Ulivo-PD-Api), delle cricche e della democristiana e poco laica area di centro? Poltrone e sofà? E che dire dell’ex colonnello di An Gasparri, oggi vassallo di Berlusconi, che nel 2003 pare vantasse frequentazioni con la ‘ndrangheta in grado di farlo eleggere? Lo faceva all’insaputa del nuovo difensore della legalità Gianfranco Fini? E per concludere. L’affaire monegasco, la casa di Montecarlo ereditata da An, è stato sufficientemente chiarito oppure no?

Vi ho convinto? Qualora lo avessi fatto, non era mia intenzione. É invece nelle intenzioni del Presidente della Camera convincere gli italiani della nascita di una nuova forza liberale. Vedremo. Al momento tra voti di astensione, giochi del cerino e Casini vari, la strada appare tutta in salita.


AV

venerdì 3 settembre 2010

Se Dalla Chiesa ...

L'auto del generale Dalla Chiesa dopo l'attentato
Se a suo tempo Dalla Chiesa avesse ricevuto il supporto dello Stato. Se gli uomini che hanno combattuto questo cancro che da anni divora la mia terra avessero avuto dalla loro parte anche lo Stato. Se le istituzioni che a parole dicevano di voler sconfiggere la mafia avessero davvero supportato con i fatti quelle parole. Se la classe dirigente siciliana non fosse stata talmente debole da cedere alle lusinghe della piovra, diventando collusa. Se la morte dei miei eroi fosse davvero servita a vincere la guerra. Se quella guerra fosse stata davvero dichiarata dallo Stato e non solo da un gruppo sparuto di uomini, veri e propri servitori di questa terra. Se quella guerra fosse davvero stata vinta. Se anni ed anni di soprusi, miseria e paura fossero davvero stati troppi. Se qualcuno avesse avuto a cuore il bene di questa terra di Sicilia. Se molti miei conterranei non avessero voltato le spalle al loro popolo in nome del potere, del denaro e dell’avidità. Se la ragion di stato fosse stata boicottata in nome della ragione del popolo. Se quelle mani insanguinate non fossero state manovrate da menti lucide e ciniche. Se la politica non si fosse così putidamente collusa. Se almeno la voce della gente e della sofferenza fosse stata ascoltata. Se questa non si fosse piegata al loro volere. Se l’intero popolo siciliano non avesse avuto paura. Se le pallottole e i fiumi di sangue per le strade della Trinacria non avessero fermato tutti noi. Se lo stato avesse chiesto scusa. Se molta più gente si fosse indignata. Se tutto questo fosse avvenuto oggi commemoreremmo con meno ipocrisia Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie, Emanuela Setti Carraro, e l’agente di scorta, Domenico Russo, barbaramente uccisi alle ore 21.15 del 3 settembre del 1982, in via Isidoro Carini, a Palermo. Li ricorderemmo come davvero meriterebbero. Con rispetto. 
« [...] ci sono cose che non si fanno per coraggio. Si fanno per potere continuare a guardare serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei propri figli. C’è troppa gente onesta, tanta gente qualunque, che ha fiducia in me. Non posso deluderla. »
Mangano è il vostro eroe. Dalla Chiesa il nostro.

AV

mercoledì 25 agosto 2010

Un'estate italiana

Fini, Berlusconi e Casini durante un comizio elettorale

Non dimenticherò mai l'estate 2010. La prima estate dopo la laurea. La prima estate trascorsa completamente all'estero. La mia prima estate a Londra. La prima da precario stagista. La prima in cui la politica italiana non è affatto andata in vacanza, e questo non per lavorare in Parlamento ma per rendersi ridicola fino all'inverosimile. Da maggio, infatti, dopo il caso Scajola, è stato un crescendo di nefandezze. Le peggiori che io ricordi. Il dibattito politico si è arenato e visto l'autunno caldo che ci aspetta, con il debito pubblico alle stelle e molti comuni prossimi alla bancarotta, non credo fosse proprio il caso.

Intanto, da quando i signori in doppio petto hanno smesso di lavorare, hanno pensato bene di riaprire le segrete del castello. Tuttavia, non gli è venuto difficile riesumare dai meandri delle caverne alcuni classici della politica all'italiana. Insulti. Accuse. Inchieste. Illazioni. Denunce. Espulsioni. Ricatti. Minacce. Diti medi. Culi a tarallo. Elezioni anticipate. Governi tecnici. Assieme agli immancabili "si salvi chi può" ed "alleamose che è mejo". Qualcuno la chiamerebbe "sputtanopoli". Altri, repubblica delle banane. Io, in tutta onestà, senza girarci tanto sopra, la chiamo repubblica italiana (prima, seconda o terza fa poca differenza). Tuttavia, i cimeli della cripta hanno trovato la loro collocazione in pubblico sotto etichette più diplomatiche ed affidabili. Governi di responsabilità nazionale. Lealtà con gli elettori. Inchieste editoriali. Attacco alle istituzioni. Bla, bla, bla.

In questa inedita estate 2010 è stato anche riesumato uno tra i tesori più preziosi del castello della repubblica italiana. A mio avviso, si tratta del più caratteristico, e non ha etichette che tengano: è il trasformismo. Basta mettere su un partito facendo ammenda e studiando alla meno peggio da chi ha condotto battaglie giornalistiche e politiche serie contro il sistema poco trasparente cui si apparteneva. Non basta cambiare etichetta, farsi una fondazione e mettere un esperto dell'antimafia per redimersi da un peccato lungo solo sedici anni. 

E intanto, i fumi maleodoranti che provengono dalla botola del vecchio castello sono venuti su. Letali. Velenosi. Talmente velenosi che pare abbiano raggiunto il picconatore a metà agosto. Nemmeno lui, custode delle tante ampolle soporifere del castello repubblicano, è riuscito a sopportarli. D'altronde, bisogna godere di ottima salute per sopravvivere a certe cose.

AV

Dedicato ad una generazione di precari e di migranti


Volevo fare politica. Proporre le mie idee. Qualcosa che aiutasse il mio paese ad uscire dalla crisi. Un'invenzione. Una soluzione. Dei suggerimenti. Venne l'inverno. E non accadde nulla. E così a seguire tutte le stagioni. Non riuscivamo ad uscire dal baratro. 

Sprofondavamo sempre di più. Ci sembrò di toccare il fondo, ma non era ancora arrivato il momento di toccarlo. Come in un incubo, eravamo sprofondati dentro un tunnel più lungo del previsto. Non avevamo lavoro, certezze e denaro a sufficienza. Avevamo qualche idea. Ci tolsero anche quelle, insieme alle ambizioni e al futuro. Resero precario tutto. Pensavamo di accettare quei cambiamenti e quella mancanza di certezze perché faceva più fighi. Più progressisti. Poi la precarietà toccò le nostre vite. Le nostre tasche. Il nostro domani. E ci lamentammo. Volevamo protestare, ma ci fu impedito. Troppi interessi in gioco per pochi, troppo poco interesse a farlo per molti. E venne il mare di disperazione. Continuavamo a votarli nella speranza che tutto cambiasse, ma nulla cambiò. La grande menzogna! Questo era stato. E venne l'ora della resa dei conti. E sempre in piedi cadevano gli storpi e sempre più frantumati rimanevano i giusti. O almeno, così si definivano. In realtà erano deboli. La massa applaudiva e non si rendeva conto. Le idee fuggivano. Gli innovatori scappavano via, cacciati come appestati. Avevano letto, scritto e studiato. Volevano soltanto avere una possibilità. Ma si videro scavalcati da rozzi e insolenti, beceri e meschini, insulsi e marrani, ladri e corruttori. Non v'era più spazio per gli uomini delle idee ma solo per quelli del malaffare. Niente più posto per altruismi, ma soltanto per egoismi autoreferenziali. L'esaltazione dell'io aveva colpito di nuovo. Non esisteva più la parola comunità ma solo una miriade di inutili isole. E ci sfaldavamo.

Volevamo solo fare politica.
Occuparci del bene del nostro paese.
Migliorarlo tanto. Davvero tanto!
Non ce l'hanno permesso ...

AV

mercoledì 11 agosto 2010

Napolitano va in pensione

Stromboli


Le si invocano con forza. Con calcolo. Ed anche con molta fretta. A chiedere elezioni anticipate è anzitutto la Lega che non vuole governi diversi da quello di Silvio il federalista. Di Pietro chiama i suoi alle armi ma vorrebbe votare con un'altra legge elettorale. Il triumvirato Fini, Casini e Rutelli – già predetto da mio padre un anno fa, manco avesse la palla di cristallo – cerca di incantare un PD piuttosto bisex. 
Intanto, i berluscones capitanati da Feltri affilano i coltelli. La politica è in vacanza. Si presenta abbronzata alle telecamere nell’ennesima estate di crisi economica e sociale che chiunque si rifiuta di leggere e interpretare. Cattivo segnale.

Intanto, si parla di nuove elezioni. Ma che sarà mai! Solo l’ennesimo governo che se ne va. L'ennesima 'vacatio guberni' di un paese in odor di decadenza. Chi chiede elezioni anticipate non sa o fa finta di non sapere. Un nuovo voto, infatti, comporterebbe lo stop del paese per altri sei mesi. Se ne deduce che chi le chiede non lo fa certo per il bene dell’Italia. Attenzione però. Ciò non vuol dire che chi non le chiede e invoca governi di transizione lo faccia per il bene del paese! Anche lì, tra chi parla di aree di responsabilità e stronzate varie, le parole d'ordine sono speculare e incassare vittorie personali. E allora? Dove sta la verità? Chi può dirlo!

Sono convinto che di fronte ad una brutta premessa non possono che esservi brutte conseguenze. È però fastidioso sentirsi ripetere ogni giorno, a disco incantato, che bisogna tornare subito alle urne. E non tanto per la ripetitività dell’argomento, quanto per un fatto di prerogative costituzionalmente sancite. Come si fa ad arrogarsi il diritto di dire “bisogna tornare a votare” – mi riferisco all’uomo dal dito medio, che arriva a dire “abbiamo i voti del nord” quasi fosse diventato il suo padrone – quando la Costituzione prevede che il potere di sciogliere le Camere spetta al Presidente della Repubblica (art. 88)?

Tuttavia, quest’ultimo pare sia già andato in pensione. E non mi riferisco ad un alberghetto, ma al fatto che pare abbia mandato in pensione il suo ruolo istituzionale. Durante il marasma degli ultimi giorni, Napolitano è andato a Stromboli. In vacanza, dicono gli esperti. Secondo me, per abituarsi all’illusoria quiete offerta dai vulcani, visto che proprio adesso, caro Giorgio, sei seduto su di un cratere in procinto di esplodere.

AV