venerdì 6 agosto 2010

Osteria Montecitorio

Alcuni momenti topici della classe politica italiana
Durante il voto sulla sfiducia al sottosegretario Caliendo se ne sono viste delle belle. A poco più di due anni dalla caduta del governo Prodi, i nostri dipendenti politici continuano a trattare il Parlamento come l’osteria del porto. Chi non ricorda l’allora senatore Nino Strano con mortadella e spumante in aula alla caduta del governo di centrosinistra, pulloverino rosso sulle spalle stile passeggiata domenica sera a Taormina. Un gesto futurista. Dannunziano, forse. Cafonal, aggiungerei. “Checca squallida”, urlò al senatore Cusumano che si apprestava a votare la fiducia al governo Prodi. Mah!? Non entrerà mai più in Senato, tuonò qualcuno dell’area finiana. In Senato no, ma nella giunta regionale siciliana come assessore al turismo sì. Per non parlare del fatto che il signore abbia un procedimento penale in corso per abuso d’ufficio durante la sua attività nella gloriosa e vulcanica giunta catanese di Umberto Scapagnini.

L'altro ieri il sequel della saga. Inutili i richiami del Presidente della Camera - boni che “siamo in diretta televisiva” (chissà cosa avviene quando non lo sono). Ritegno e pudore sono ormai banditi a Montecitorio e a Palazzo Madama. L’onorevole - ovvero uomo degno di onore e di rispetto - Martinelli (Pdl) lancia all’ex collega Di Biagio (Futuro e Libertà) la tessera che i deputati usano per votare. «Merde, merde, sono delle merde...» dice prima di uscire dall’aula, rivolgendosi ai finiani. Mentre, nella foto che lo immortala qualche istante prima, pare dire: «ti faccio un culo così». Altre fonti gli attribuiscono la frase: «ti faccio un culo a tarallo». Che tenero! Daniela Santanchè, intanto, viene inquadrata mentre rientra in aula. Ha un'aria stordita. Si sistema i capelli quasi avesse ricevuto un ceffone in Transatlantico. Entra Silvio. Subito gli si avvicina il deputato leghista Gianluca Bonanno, suo collega cabarettista noto per le performance a Pomeriggio 5 (trasmissione di approfondimento dell’ignoranza di Canale 5). Gli stringe la mano con ammirazione (forse per i duetti con Apicella). Applausi. Cori da stadio. “Silvio, Silvio”, gridano i berluscones. “Duce, Duce” grida un gruppo di nostalgici. I leghisti non sono da meno. Loro che sono nati a Pontida, dove lo si ha sempre duro, inneggiano a Bossi, leader maximo della rivoluzione padana (mai rivoluzione fu così lenta a farsi). Che estasi! Per gli amanti del calcio e delle risse questa sì che è politica. Donne parlamentari (Saltamartini, Pdl) che danno pugni ad onorevoli di sesso maschile (Barbato, Idv ). Per non parlare dei vaffa e vada a farsi fottere di Vendola e D'Alema a Ballarò.
La mozione non passa. Si discute di governicchi e governi di transizione. Nasce la nuova area di responsabilità. Quella fatta dai partiti che ospitano i Cuffaro. Di quelli che invocano la moralità in politica mentre si riprendono il catanese Strano tra le proprie fila. Insomma, un vero e proprio fronte della responsabilità! 

AV

giovedì 5 agosto 2010

I nostri giornalisti preferiscono i letamai

Beppe Grillo presenta il simbolo del Movimento
È proprio vero. A moltissimi giornalisti piacciono fango e letamaio. Ci sguazzano dentro come maialini. E non mi riferisco a chi “monta le campagne di fango e di odio” - come direbbe Berlusconi - ma al fatto di voler dare risalto a certe notizie piuttosto che ad altre.
Qualche giorno fa, col "comunicato politico numero trentaquattro", Beppe Grillo annuncia dal suo blog che il Movimento 5 Stelle (mezzo milione di voti alle scorse regionali, mica cotiche!) presenterà propri candidati alle elezioni comunali del 2011 e a quelle politiche del 2013. Da giornalista provetto, la definirei una notizia importante. Soprattuto per il nuovo approccio alla politica del Movimento, ovvero quello della democrazia liquida e partecipativa. Un approccio che muove dal basso, coinvolgendo cittadini di qualsiasi estrazione sociale e professionale purché competenti e in grado di fare politica in nome del bene comune. Un movimento che sceglie di candidare gente incensurata, il che non è poco nell’Italia dei Previti, dei Dell’Utri e dei berluscones. La reputo una notizia importante anche perché si tratta di un qualcosa che alle regionali dello scorso marzo ha sbancato con un pacco di voti, rifiutando qualsiasi rimborso elettorale (1.700.000 euro, mica cotiche!). Per di piú, si tratta di un movimento e non di un partito da mausoleo come quelli che ci apprestiamo a seppellire nel triste pantheon della seconda repubblica. Ed infine, last but not least, la definirei notizia importante visto che il Movimento, a differenza degli altri partiti, ha preso tutti quei voti senza uno straccio di copertura mediatica. E questo sempre per il teorema che i nostri media preferiscono di gran lunga fango e letamaio. Fa più notizia!

Tra l’1 e il 3 agosto, nessun giornale, TG, radio o sito ha dato copertura adeguata al comunicato politico trentaquattro. Qualche foto e due righe lette da un giornalista appositamente scazzato sui telegiornali nazionali; in fondo ai siti delle principali testate online; nelle emittenti radiofoniche nemmeno a parlarne. L’unico è stato Il Fatto Quotidiano che ha voluto dedicare la homepage del proprio sito al M5S con tanto di intervista a Beppe Grillo. E gli altri che facevano? Si occupavano compiaciuti dell’elezione di Vietti al Csm. Parlavano di P3, Caliendo e Verdini smontando i cosiddetti teoremi dei giudici. Si occupavano di tatticismi politici e di quelle analisi autoreferenziali sul futuro del governo e del paese. Di terzo polo e mozioni di sfiducia. Mica cotiche!

Per dirla in breve, si vuol sempre e solo dar spazio alla vecchia aria da letamaio. E' perfino meglio raccontarci ciò che avviene nelle stalle di palazzo piuttosto che parlarci delle novità, nel bene o nel male, che muovono la società italiana.

AV

martedì 3 agosto 2010

Bell'affare centrista al Csm

Napolitano e il nuovo presidente del CSM Vietti
Quest'oggi, il tg l'ho pututo ascoltare solo in radio. Un telegiornale a tutti gli effetti, per carità, ma senza immagini. Una caratteristica, quest'ultima, che può comportare qualche problema. Specie per chi, come me, ha una pessima memoria nel ricordare i nomi e nell'associare questi ultimi a dei volti.
Notizie del giorno: l’anniversario della strage di Bologna e l'assenza del governo alle commemorazioni per la prima volta nella storia; una buona dose di “I finiani e l’odissea Berlusconi”; un altro pizzico di fango su L’Aquila post-terremoto; un assaggio della vicenda P3 e la sfiducia a Caliendo. Forza dell’abitudine, ma le mie orecchie si sono ormai assuefatte a questa latrina di eventi. Tutto nella normalità, quindi.

Tutto tranne l’elezione del vicepresidente del Csm. Sentivo parlare da giorni di questa fatidica elezione dei membri laici – chissà poi perché laici - del Consiglio Superiore della Magistratura. La sentivo sollecitare dal Quirinale. “Arriverà senz’altro prima della chiusura dei lavori parlamentari”, facevano sapere Fini e Schifani. Ed in effetti l'elezione c'è stata. E con essa anche quella del suo vicepresidente. “Michele Vietti è il nuovo vicepresidente del Csm”, esclama il giornalista alla radio. Il nome non mi è nuovo! Ma con l'handicap dell'assenza di immagini non ho alcun volto da associare. Comincio a fare alcune ipotesi su chi fosse questo Vietti. La piú accreditata: “l'ennesimo al soldo di qualche partito”. In serata ho finalmente la possibilità di accendere la TV. “Michele Vietti è il nuovo vicepresidente del Csm. Il servizio”, annuncia il giornalista. Ed eccolo apparire davanti ai miei occhi! Altro che sconosciuto! L'uomo di Casini è piú che noto! Ed ecco tradursi in fatti anche la solerzia delle tre più alte cariche dello stato nel chiedere il rinnovo del Csm: eleggere a vicepresidente un ex sottosegretario alla giustizia che patrocinò il falso in bilancio nel secondo governo Berlusconi.

Che dire! Pare che baffuti, trapiantati o futuristi che siano, si stiano tutti affollando a corteggiare i centristi. Indipendentemente dalla loro specie.

Dimenticavo anch'io. Altra notizia del giorno la discesa in campo del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Peccato sia passata in sordina. Mi chiedo come mai!

AV

sabato 31 luglio 2010

Scene da un divorzio. Il compleanno del ministro Rotondi

Berlusconi arriva al compleanno di Rotondi

Con l'estate la qualità delle notizie tende ad essere ancora più scadente. Eppure la pubblicazione delle foto del compleanno di Gianfranco Rotondi la considero un grande colpo giornalistico. Anche perché è la sera del divorzio tra Silvio e Gianfranco, e alla festa c'è pure il premier!
Dalla scrivania del mio ufficio sfoglio l'intero catalogo di immagini. Interessante. Una festa organizzata ad arte. C’è Denis Verdini. C’è il sottosegretario Caliendo. Tutta l’associazione a delinquere di stampo politico – per dirla alla Di Pietro - e gli immancabili lacchè di corte. E poi c’è lui. Da solo. Mano nella mano con una bella mora. Mentre abbraccia Assunta Almirante e tiene in mano un libro con la foto del leader missino in copertina. Ha un viso disteso il premier, un'espressione beata, quasi angelica. Un volto placido. Di certo c'è sintonia tra i due protagonisti della foto. E questo a poche ore dal divorzio tra Silvio e l'altro storico leader del centro-destra italiano del dopo tangentopoli. E così l’istrione si fa fotografare con la signora, ben addobbata per l'occasione. Una foto. Anzi due. La prima in coppia. La seconda con il defunto marito in copertina, il quale - se interpellato - non credo sarebbe così felice nel veder associare il proprio volto a quello del Cavaliere del pietoso.
Ma la recita finisce presto e Silvio sente l'esigenza di tornare a fare quello che gli viene più naturale. Via quindi il sorriso ebete da finto bravo ragazzo. Gli ci vuole poco per rimettersi a fare il viveur. Belle donne a fianco (foto con Gabriella Giammanco); pronto a ricevere l'adulazione dei suoi dipendenti (foto con Augusto Minzolini); intento a parlar di affari (foto con Denis Verdini e Giacomo Caliendo). Insomma, scene da un divorzio.

AV

venerdì 30 luglio 2010

Bocchino, Granata, Fini e la cacciata




"Se no che fai? Mi cacci?" chiedeva Gianfranco a primavera inoltrata. La risposta arriverà solo a fine luglio, alla fine di una calda estate politica. Raccolta la provocazione ecco la cacciata. D'altronde, Gianfranco non ha mai perso occasione per parlar male della divinitá del centro-destra. Durante un premio dedicato a Paolo Borsellino, fu addirittura sorpreso a bisbigliare ad un magistrato che Silvio confondeva la leadership con la monarchia assoluta. Era novembre del 2009. Da allora in poi si doveva cercare una strategia, un modo per defenestrare lo scomodo parruccone ed eterno numero due. Nessun divorzio consensuale ma un atto politico unilaterale. Dopo la scenata di fronte alle telecamere, Silvio mette le valigie di Gianfranco fuori dalla porta. Lo ha mal sopportato, lo ha odiato. Proprio lui che ha fondato il partito dell'amore. pare abbia detto "non voglio piú sentir parlare di lui". Ma si sa lui è capriccioso come i bimbi, come un Luigi XIV che si sollazza tra cortigiane e lacché, dal Brasile a Villa Certosa.

Che giornata, il 29 luglio! Lui che delle regole se ne è sempre fregato consuma l'atto finale della vicenda nella cornice delle regole di partito, deferendo ai probi viri i sanculotti Bocchino, Granata e Bricolo. Sembrava una categoria tanto invisa al Cavaliere quella del giustizialismo ed invece ecco spuntare i togati di partito. Con Vittorio Mathieu – da non confondere con l’attore comico Walter Matthau – uomo sospettato di avere legami con la massoneriara, che in qualità di membro del collegio dei probi viri del Pdl si appresterà a giudicare i tre malcapitati. Ne viene fuori che chi pone la questione della legalitá é fuori dai giochi. Che i potenziali disonesti – Verdini, Caliendo e Cosentino – restano dentro ai giochi, mentre il ruolo dell’arbitro viene affidato ad un signore come Mathieu. Sembra la metafora di quello che accade nella nostra societá. Il furbo la fa franca.

I tre vengono cacciati perché hanno espresso posizioni incompatibili con quelle del partito. "Quali?", chiede Bianca Berlinguer a Maurizio Gasparri a Linea Notte. "Per esempio sull’immigrazione", risponde lui in quella che sembra un’imitazione dell’imitazione di Neri Marcoré. Bene. Ne prendiamo atto. Fini&co vanno cacciati perché hanno dissentito anzitutto sulle posizioni della maggioranza in tema di immigrazione. Nessun accenno sul fatto che da mesi parlassero di fare un pó di pulizia nella casetta delle libertà.

Ed ecco l'epilogo. I partiti personalizzati, i vertici politici ad Arcore, i Topolanek e i Blair in visita in Sardegna, Palazzo Grazioli trasformato in Palazzo Chigi. I soldi, il potere, il dominio dei mezzi di informazione, il patto col diavolo e il linguaggio di Pubblitalia in politica. Un cocktail che ci ha spiazzato tutti, probi e non. Tutti noi sapevamo che il dopo Berlusconi sarebbe stato lungo e travagliato. Quella di ieri é solo la prima puntata di una lunga stagione. Molti parlano dell’alba di una Terza Repubblica, altri di un’Italia nuova. Ma il restyling di un prodotto, che in fondo è rimasto lo stesso, é solo una strategia da supermercato. Per governare un paese ci vuole ben altro.

AV