mercoledì 15 settembre 2010

Prostituzione di Stato


Mi chiedo cosa ne pensano le donne del Pdl delle parole di Straguadagno? Cosa ne pensa Daniela Santanché, paladina della lotta alla prostituzione? E la ministra Carfagna? Qual è l’opinione di una donna avvenente alla guida di un ministero che promuove pari opportunità e lotta ad ogni discriminazione? Se la sente di condannare le parole del deputato Pdl? Nei giorni scorsi Stracquadanio aveva detto: per far carriera è lecito usare quello che uno ha. Quindi, il proprio corpo, il proprio potere, il proprio denaro, le proprie armi e forse anche la propria intelligenza. Insomma, come Craxi nel 93 abbatté il muro dell’ipocrisia sulla corruzione, Stracquadanio squarcia il velo sulle Messaline di Stato. D'altronde, nel verbo berlusconiano è normale che una bella donna usi il proprio corpo pur di far carriera. Vanno però evidenziate le falle di questo ragionamento che si vuole sdoganare in politica, visto che a parlare non è stato Riccardo Schicchi ma un deputato della maggioranza. L'egoismo di fondo che sottende quel ragionamento non ha infatti nulla a che vedere con lo spirito della politica: operare nell'interesse comune. Quelle affermazioni prevedono soltanto gli egoismi materiali del piacere sessuale per l'uomo e della brama di denaro e potere per la donna. In sostanza, nulla a che vedere con la funzione della politica: il raggiungimento del bene comune. Da un lato, l’uomo che vuol svuotarsi le palle con la gnocca di turno piuttosto che con la moglie chiattona, conosciuta ai tempi in cui faceva il lacchè a salario minimo. Dall’altro, l’escort a tariffario alto che aprirà le gambe per una poltrona, decretando la morte di sè stessa e del ruolo che ricopre. Ma c'è di più. Sdoganando il "te la do ut des" nelle più alte sedi istituzionali - ormai deputate a discutere di puttane e puttanate - si lancia un messaggio ad intere generazioni, con l'effetto di una vera e propria induzione alla prostituzione a mezzo stampa! 

La cosa strana è che qualche giorno fa anche la finiana Angela Napoli aveva fatto affermazioni simili. Abbattendo per prima il muro dell’ipocrisia, la Napoli disse che alcune deputate (grazie alla legge nomination) si erano prostituite pur di essere elette in parlamento. A quel punto, le si è scagliata contro una fanteria di pidielline imputtanite ed incazzate. La deputata chiede alle colleghe del Pdl perché si stiano incavolando proprio loro, visto che non aveva chiamato in causa nessun partito. Rispondono che quelle parole sono un’offesa, a prescindere. Tuttavia, giorni dopo, quando ad Angela il censore si sostitusce con più libertina legittimazione "Straguadagno", quasi scoppiavano gli applausi!

Morale della favola? È vero che sia la Napoli che Stracquadanio hanno squarciato il velo dell’ipocrisia. Ci sta pure che quasi tutte le troniste del parlamento l’hanno data al capo dei capi per essere elette. C’è però una sottile differenza tra i due approcci. Tra quello della Napoli che condanna il comportamento in sé, in nome di una politica meritocratica. E quello di Stracquadanio, atto a legittimare la prostituzione di Stato, categoria ultima di quella mignottocrazia in cui tutti, uomini e donne, hanno prostituito corpo e idee pur di arrivare.

AV