domenica 9 dicembre 2012

La candidatura di Berlusconi è la metafora del conservatorismo italiano

Un manifesto elettorale di Silvio Berlusconi datato 1994
Un anno fa, poco dopo l'insediamento del governo Monti, mi chiedevo se Berlusconi non stesse preparando la sua Salò . Alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi, mai interrogativo fu più azzeccato. In questo lungo anno di assenza, il silenzio di Berlusconi non era affatto un'uscita di scena. Del resto, il cavaliere non l'ha mai annunciata. Molti commentatori internazionali l'avrebbero data per scontata. Non è che quando un primo ministro di qualsiasi paese europeo esce di scena poi rientra dalla porta di servizio (come fa oggi Berlusconi). Schroeder, Chirac o Aznar piuttosto che Blair non potrebbero mai rientrare nell'agone politico del loro paese. Sarebbe inusuale. Lontano da quel galateo politico che non vieta a nessuno di ricandidarsi cinque, dieci o venti volte, ma che presume almeno il buon senso di non farlo. 
L'anno salvifico del professor Monti si conclude così con un retrogusto amaro, proprio a causa dei capricci del Re Sole. Un Re Sole che da vent'anni tiene in ostaggio un paese che consapevolmente si fa soggiogare dalla peggiore propaganda politica. E di propaganda soltanto si muore di fame. La rivoluzione liberale non c'è stata, la lotta alla corruzione e agli sprechi di roma ladrona, di leghista memoria, nemmeno. E nonostante ciò, Berlusconi ha ancora il coraggio di candidarsi, dimostrando di avere ancora presa sull'elettorato italiano con una campagna che si preannuncia all'insegna dell'antimontismo, del no tasse e del no Europa. All'insegna di quelle bugie e di quelle menzogne che hanno ancora la loro suggestione su una certa parte di elettorato italiano. 
Eppure, noi popolo di trasgressori, siamo la vera e propria anomalia d'Europa se pensiamo che chi diventò Presidente della Repubblica francese nel 1995, Jacques Chirac, oggi non fa più politica. Così come José María Aznar, che diventò primo ministro spagnolo nel 1996, e che oggi si occupa di tutta'altro. Andiamo poi in Inghilterra, dove Tony Blair diventato premier britannico nel 1997, mai e poi mai sognerebbe di ricandidarsi come primo ministro alle prossime elezioni. Stessa storia in Germania, altro grande paese europeo, dove Gerard Schroeder, diventato Cancelliere nel 1998, è ormai lontano dai riflettori pubblici. 
Alle prossime elezioni 2013, noi italiani, volenti o nolenti, avremo invece come candidato alla presidenza del consiglio, lo stesso uomo sceso in campo nel 1994. Il sintomo di un'Italia, ahimè, estremamente conservatrice.

AV