sabato 3 marzo 2012

Pecorella

Il NO TAV Bruno Marco mentre provoca un carabiniere in servizio d'ordine in Val di Susa
Ieri mentre mi trovavo per lavoro a Genova, ho anche avuto il tempo di fare un giro per le vie della città. Genova è fantastica. Le sue vie strette, le edicole votive erose dall'aria salmastra, la sua cucina povera e le sue atmosfere che a tratti mi ricordano la Turchia occidentale. Genova sa di città come Smirne, che con la sua torre dell'orologio sembra ricordare la lanterna di Genova, o di Istanbul, che con il suo quartiere di Galata porta ancora impressi i segni della colonizzazione genovese. Poi ti guardi intorno e vedi che a insozzare le mura di questa splendida città ci sono molte, forse troppe, scritte. Alcune di queste recitano: NO TAV. Una scritta che campeggia ovunque ormai in Italia da Milano a Roma. E' come se dalla Val di Susa fosse partita una crociata che sta invadendo tutto il paese. Una marcia ideologica che ha lo scopo di impedire che quell'opera che vuole perforare le Alpi "distrugga" la vallata.   Per chi invece ha iniziato i lavori della TAV anni fa pende come una spada sulla testa la grande colpa di non aver ascoltato prima il parere della gente della valle. Non tanto perchè sarebbe cambiato il risultato (la TAV si sarebbe fatta comunque) ma perchè almeno si sarebbe evitato lo scontro frontale tra istituzioni e popolazione locale. Il dialogo ed una comunicazione più soft sulla realizzazione dell'opera non avrebbero infatti portato a tutto ciò. Il diritto a manifestare è sacrosanto per una democrazia che voglia definirsi tale, ma è ormai troppo tardi. Le manifestazioni sono diventate proteste e le proteste sono diventate a loro volta scontri. L'ormai famoso "pecorella" del provocatore della valle è infatti il simbolo di chi  anzichè manifesta provoca, cercando lo scontro a suon di insulti. "Pecorella" è la prova regina di ciò che avviene dietro le quinte delle tante forse troppe manifestazioni che immobilizzano l'Italia. Il "pecorella" di oggi è lo stesso "pecorella" di ieri che racconta mio padre, quando da giovane agente di polizia in servizio d'ordine a Milano era costretto - così come il carabiniere in Val di Susa - a subire gli insulti e le provocazioni della piazza che a suon di sputi inveiva contro la polizia. Quarant'anni dopo, noi italiani siamo costretti ad assistere sempre e solo alle stesse scene.

AV