mercoledì 20 ottobre 2010

Altro che Grande Fratello. Grande Vergona!

Credo che quanto andato in onda lunedì scorso su Canale 5 sia davvero, come scrive Sonia Alfano sul suo blog, Grande Camorra. Parliamoci chiaramente, viviamo nell'idea che ormai tutto è possibile in una società mediatizzata come la nostra. E' pure possibile portare il figlio di un camorrista all'interno di un reality show di punta come il Grande Fratello. Nonostante la camorra vada condannata in tutto e per tutto, ce la ritroviamo nostro malgrado sbattuta in prima serata su Canale 5, con il figlio di un camorrista tra i partecipanti al programma. Un ragazzo che sta lì non per chissà quali doti, per chissà quale scoperta scientifica o perchè protaganista di chissà quale prodezza o atto civile in grado di distinguerlo dal padre. Il ragazzo non è lì per marcare la sua diversità rispetto al genitore. E' lì per testimoniare il fatto di essere il figlio di un pregiudicato. E' lì perchè si vuol far passare il messaggio che anche il figlio di un camorrista può fare televisione. Ritengo grave l'aver permesso al figlio di un delinquente di partecipare ad un reality, specialmente se questi, rispetto al padre, non è portatore di valori nuovi e positivi. Si tratta di un commesso come mille altri in Italia, perchè scegliere proprio lui, Ferdinando Giordano?
Credo che questa sia la seconda volta che Canale 5 faccia passare un messaggio del genere. Lo fece già qualche tempo fa con la fiction su Totò Riina. Grazie ad essa vi fu una leggittimazione subdola della figura del mafioso, del capo clan, del boss. Una leggittimazione avvenuta già col titolo: Il Capo dei Capi. Non è stata affatto ricercata un'altra strategia linguistica per descrivere un personaggio che si è macchiato di infami delitti e che è stato una piaga per la terra di Sicilia. E questo perchè il titolo è volutamente quello. Grazie a quella fiction nacquero moltissimi gruppi su Facebook, con giovani che inneggiavano alle gesta dell'eroe Riina, il capo dei capi.
A questo punto mi chiedo: cosa ci rimarrà alla fine di questo camorra show? Gruppi su FB inneggianti a Sandokan e ai Casalesi? Forse no. Ma di sicuro ci rimarrà l'idea che il figlio di un camorrista non è poi un figlio cattivo, una persona così malvagia. Si dirà che tutto sommato chi viene educato in un ambiente camorristico non è poi così male.
Eppure c'è chi oggi continua a combattere contro le mafie, chi si è visto ammazzare la famiglia da cosa nostra, come Sonia Alfano o Rita Dalla Chiesa che lavora per la stessa rete, che potrebbero infastidirsi e indignarsi nel dover accendere il lunedì sera la tv, passare per caso su Canale 5 e vedere il figlio di un camorrista giocare a farsi riprendere dalle telecamere.
Ma la cosa ancor più grave è che quella è la rete di Silvio Berlusconi, primo ministro di questo paese. E' la rete della stessa persona che non ha speso nemmeno una parola per Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso dalla camorra. E' la rete della stessa persona che qualche giorno fa non si è recato in Calabria per commemorare Francesco Fortugno, il vicepresidente del Consiglio Regionale ucciso dalla 'ndrangheta. E' la rete del Berlusconi che mai si è recato ad una commemorazione per ricorrenze come quelle della strage di Capaci o di Via D'Amelio. E' la rete di chi non ha mai condannato con parole forti la mafia ed ha sempre attaccato l'operato di magistrati e giudici. E' la rete di chi proclama Riina e Mangano come eroi. E' la stessa identica rete. A casa mia, uno più uno fa due. Chi ha un comportamento pubblico del genere deve per forza costruire un contesto ed un contorno che leggittimi il suo pensiero. La mia visione è che Berlusconi, rappresentando il fuorilegge, ha bisogno di leggittimare chi non rispetta leggi e regole. Evasori, camorristi o piduisti. Sarà una tesi azzardata, ma con quest'edizione del GF è andato in scena il peggiore utilizzo che Berlusconi potesse fare dei suoi mezzi televisivi.