Un blog sull'attualità politica e sociale del belpaese, con uno sguardo all'Europa e al mondo
mercoledì 26 settembre 2012
Egoísmos de Europa
Mientras Europa entera está en plena crisis - y no es solo crisis
financiera sino crisis para todo el sistema de la UE - lo que el viejo
continente no necesita es lo que está pasando en esta última época en
países como España o Italia. Los últimos de la clase en Europa tienen en
efecto una degeneración de sus líderes políticos que intentan seguir
como antes en frente de una crisis histórica que pide objetivamente un
cambio de ruta. Un cambio con respecto al pasado: un pasado de gastos y ... sigue leyendo en #USofEurope
sabato 5 maggio 2012
Miseria e gattopardi
L'ora è giunta. Il tanto atteso momento del rinnovo di tante amministrazioni locali è infatti imminente. Eppure queste elezioni saranno molto diverse rispetto a quelle cui abbiamo assistito finora. Anzitutto perchè questa tornata elettorale segna il crollo delle formazioni partitiche tradizionali. Mai si è visto infatti un proliferare di liste civiche dove i partiti stanno al traino. Trucchetti elettorali per non metterci la faccia vista la cattiva fama di cui godono le formazioni partitiche? Può darsi. Ma c'è anche un'altra ragione a mio avviso. Esiste infatti l'esigenza di interpretare la politica al di là degli schieramenti. I partiti sono ormai etichette che poco si prestano ad interpretare la società contemporanea. Cosa divide un cittadino di sinistra o di centro da uno di destra se tutti e tre sono capaci e in grado di amministrare la propria città? Nulla! Assolutamente nulla! E a livello nazionale, la risposta cui la stessa politica non ha saputo dare risposta si chiama Governo Monti, dove centro, destra e sinistra stanno assieme per evitare il fallimento dello stato italiano.
E' possibile un governo di salute pubblica anche per le amministrazioni locali? Non solo è possibile ma è doveroso. Senza partigianeria ed estremismi, le forze più produttive e intelligenti di ogni città dovrebbero infatti unirsi e spendersi per il proprio territorio. Ma per farlo bisogna evitare la demagogia, il populismo e soprattutto il vecchio vizietto del clientelismo. Un esercizio, quello di rinuncia al clientelismo e al voto di scambio, che deve partire prima di tutto dai cittadini-elettori. E' difficile, specialmente nel meridione d'Italia, non chiedere ad un politico un posto di lavoro, una licenza per aprire un panificio, una visita medica o la spesa per un mese. Eppure, queste sono richieste da miseria, richieste che fa e soddisfa chi vuole vivere nella miseria. Bisogna invece chiedere a colui che votiamo di creare lavoro e le condizioni per lavorare e non il semplice tozzo di pane che dura da Natale a Santo Stefano. Bisogna chiedere contratti e non lavoro in nero. Bisogna chiedere una città più pulita e non sporca e sudicia. Bisogna aprirsi ad accogliere turisti presentando il posto in cui si vive con orgoglio. Bisogna lasciare amministrare chi non usa o userebbe soldi pubblici per mettere su la propria baracca. Giocare con il lavoro o con la salute dei cittadini, costringendoli a votarti in cambio di lavoro o prestazioni sanitarie gratuite è infatti quanto di più miserabile un popolo possa sopportare. E purtroppo questo e' uno spaccato del meridione d'Italia. E' lo spaccato di una regione come la Sicilia, che ha subito l'umiliazione di vedere amministrata la sua terra da due presidenti indagati e arrestati (è il caso di Cuffaro) per reati gravissimi. E' la fotografia delle prossime elezioni comunali dove il rischio che cambi tutto per non cambiare nulla, come ci ricorda Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo, è sempre dietro l'angolo.
Buon voto a tutti!
AV
domenica 29 aprile 2012
Fondi UE 2007-2013. Intervista all'Eurodeputato Niccolò Rinaldi
Ad un anno circa dalla scadenza, l’Italia non ha ancora impegnato le risorse che le spettano dal Fondo Sociale Europeo. A fine 2011, infatti, su oltre 15 milioni di euro soltanto poco più del 30% veniva richiesto. Il restante 70% risultava non impegnato, e nei primi mesi dell’anno la situazione non accenna a migliorare. Eppure, in un’Italia fortemente indebolita dalla mancanza di risorse pubbliche, quello della mancata spesa dei fondi europei diventa un tema di dibattito che sta facendo discutere una parte, anche se minima, dell’opinione pubblica Abbiamo cercato di capire le ragioni del perché l’Italia storicamente rinunci a spendere questi finanziamenti europei assieme all’eurodeputato Niccolò Rinaldi, capogruppo dell’Italia dei Valori al Parlamento Europeo e Vice Presidente dell’ALDE (Alleanza dei Liberal Democratici Europei). Continua su glieuros.eu
AV
lunedì 26 marzo 2012
Meno critiche e più esempi!
In questi giorni di passione in cui si continua a discutere con forza di riforma del mercato del lavoro, agitando il famoso spauracchio che l'abolizione dell'Art.18 dello Statuto dei Lavoratori (targato 1970) favorisce i licenziamenti facili, torna con grande forza il vero problema italiano: il rinnovo. In particolare, mi riferisco al ricambio generazionale. Che il nostro non è un paese per cambiamenti, riforme o addirittura rivoluzioni è sotto gli occhi di tutti così com'è altrettanto evidente che questo è un paese per vecchi. A qualsiasi osservatore esterno, l'Italia appare infatti come un paese che privilegia le fasce di età più adulte a scapito delle giovani. Dal sistema delle pensioni alla tutela, costi quel che costi, del proprio posto di lavoro, ogni indizio del pianeta Italia conferma questa tesi. Il tutto mentre le nuove generazioni, cui per decenni si sono prospettati guadagni e condizioni di vita migliori rispetto al passato, si vedono strappare via un'opportunità dopo l'altra a causa delle ingessature di cui le vecchie generazioni non desiderano liberarsi. E' comprensibile quanto sia difficile rinunciare ai vari privilegi accumulati nel corso del tempo. Dopo tutto a cadere sotto le grinfie della maledetta abolizione dell'Articolo 18 non sono mica i tanti giovani che un contratto a tempo indeterminato non sanno nemmeno cos'è, ma quei tanti lavoratori che oggi possiedono molte, forse troppe, tutele rispetto alla loro produttività. Una tutela minima va garantita a qualsiasi lavoratore, questo sia ben chiaro. Sono conquiste irrinunciabili e tipiche di un welfare moderno. Ciò che però è diventato intollerabile è la presenza di certi feticci che le vecchie generazioni faticano a seppellire. E tra questi totem vi è la partecipazione dei giovani alla vita pubblica. Non è un segreto che i giovani stentino a trovare una collocazione nel mondo del lavoro per via dei troppi e confusamente distribuiti meccanismi di protezione sociale (sussidi di disoccupazione, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, assegni familiari e indennità varie); allo stesso modo, le elevate rendite di posizione guadagnate nel tempo da una certa fascia di uomini politici (di donne nemmeno a parlarne) sono tali da impedire un necessario ricambio generazionale nella vita pubblica italiana.
Un giovane può sbagliare ed essere più inesperto rispetto ad un vecchio. Può essere meno pragmatico e più superficiale. Può anche avere una visione della vita più fluida e veloce rispetto ai tempi dei cari genitori, zii e nonni. Eppure, se fin qui siamo arrivati non è certo per colpa di noi giovani "inesperti". Noi giovani "inesperti" abbiamo soltanto ereditato questo stato di cose. Ecco perchè quando qualche adulto ci apostrofa come "dilettanti", soffermandosi più sul fatto che essere giovani non significa necessariamente essere bravi, mi sento di rispondergli con la frase che più di tre secoli fa scrisse il filosofo francese Joseph Joubert: "i giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche". E in quanto ad esempi, cari genitori, zii e nonni, negli ultimi decenni non ve la siete cavati benissimo.
AV
venerdì 23 marzo 2012
Non c'è democrazia senza società civile
Da sempre la filosofia politica moderna si è occupata del concetto di socità civile. Da Hobbes ad Hegel, passando per Comte e Marx, qualunque filosofo abbia trattato di politica ha affrontato l'argomento cercando di pervenire ad una definizione, come tradizionalmente accade in filosofia. Riassumere i vari approcci nei confronti della materia sarebbe impossibile, data la brevità che richiede uno strumento come il blog. E però a mio avviso, l'approccio di Hegel alla definizione di società civile è quello più interessante, specialmentee quando il filosofo di Stoccarda ci parla del concetto di soddisfazione dei bisogni.
In effetti è proprio così. Chi se non la società civile è più adatta a rappresentare e soddisfare i bisogni della cittadinanza. Se guardiamo alla società d'oggi, la lezione hegeliana è quanto mai attuale. La società civile è infatti un attore intermedio essenziale tra il singolo cittadino e le istituzioni, un anello di congiunzione tra due mondi troppo distanti. I partiti, a cui è stata storicamente demandata questa funzione, hanno fallito in quest'opera di rappresentazione degli interessi, sia a livello locale che nazionale. Obsoleti ed autoreferenziali, le formazioni politiche così per come le conosciamo oggi non rispondono più alle esigenze della società contemporanea. Non dico che i partiti non servano più e non siano importanti all'interno di una democrazia, ma il mondo è molto più vario di come i partiti ci insegnano a rappresentarlo, almeno in Italia. La dialettica dei guelfi contro i ghibellini, dei comunisti contro i fascisti, dei bianchi contro i neri, non regge più. Quella narrazione della società è finita. Lo hanno capito bene gli scandinavi, i tedeschi e i popoli nordeuropei in generale, così come gli americani. Destra e sinistra esistono solo per convenzione, perchè dietro quelle due macrocategorie c'è una galassia di realtà. Movimenti, associazioni, professioni, sindacati e imprese. Per questi paesi tutto quello di cui è fatta una società è degno di essere ascoltato e di essere consultato preventivamente in merito alla governance. Diventa un bisogno più che una legge o un'imposizione. E' come se si trattasse del bisogno di far sentire i propri bisogni. Quei bisogni o necessità di cui ci parlava Hegel e che qualunque società emancipata e libera ha bisogno di esprimere e di vedere soddisfatti. Purtroppo, sono in molti a parlare di società civile descrivendola come una mera espressione alla moda, di recente scoperta. Ma è un pò come chi un secolo fa faceva fatica a digerire la parola democrazia. Oggi sarebbe impensabile vivere senza democrazia. Ci vorrà forse un altro secolo, ma verrà il giorno in cui sarà impensabile per chiunque la vita di una comunità senza l'apporto della società civile.
AV
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